Neonato

«La vedo.»

L’aerotrasporto atterrò in una piana desertica, a circa un chilometro dalle abitazioni più periferiche. Mentre il camuffaggio ottico si dissolveva, polvere e sabbia aleggiavano nei dintorni, oscurando la vista della città.

Keira uscì per prima, lo zaino in spalla sopra l’armatura leggera. Non le pareva così caldo, nonostante l’ora, eppure l’umidità e gli abiti la facevano sudare lo stesso. Ma probabilmente Gordon non la pensava allo stesso modo, visto come sventolava la mano verso la faccia. 

Il pilota la seguì poco dopo e, una volta chiuso il portello della nave, si avvicinò alla collega, portandosi agli occhi un binocolo.

«Milleottocento metri verso Est,» disse dopo qualche secondo di silenzio:«Palazzo di quindici piani. Incendio dilagante ai piani nove, dieci e undici, la cui causa è da attribuire a un Neonato. Procediamo con il recupero.»

Dopodiché, Gordon toccò con la mano l’orecchio destro, dal quale provenne un lieve suono di spegnimento. Si voltò poi verso Keira.

«Hai ascoltato?»

«Sì.» rispose prontamente lei, mettendosi quasi sull’attenti. 

L’altro la guardò ridacchiando:«Vero, è il tuo primo recupero d’emergenza. Non c’è bisogno di essere così tesi: decine di persone diventano Neonati ogni giorno, è naturale che alcuni di essi… esagerino. L’importante è che noi interveniamo, e che i cittadini si facciano poche domande. Ricordi la procedura?»

«Sì, sono pronta.» esclamò lei scrollando lo zaino dietro di sé.

«Bene, allora iniziamo.»

L’aerotrasporto si spense dietro di loro, lasciando l’intera zona in silenzio, fatta eccezione per il vento ululante. Gordon si legò il binocolo alla cintura e con una mano pescò dal suo zaino un mantello bianco. Keira seguì il suo esempio, e finirono di prepararsi nello stesso momento. Poi, senza dirsi una parola, entrambi si mossero verso la zona di estrazione.

Arrivarono ai piedi dell’edificio.

L’intera zona era circondata da poliziotti e pompieri, tutti che guardavano preoccupati l’incendio che si propagava. Aveva ormai raggiunto anche l’ottavo piano.

«Notizie dai vostri uomini?» chiese un ufficiale di polizia vicino ai due.

«No,» rispose l’altro, un pompiere:«Sembra che le fiamme continuino ad avanzare, non sono ancora arrivati alla fonte dell’incendio.»

Nel frattempo, Gordon era già impegnato nelle sue misurazioni, e stava armeggiando attorno a uno strano aggeggio simile a un tablet.

«Si tratta di un bambino, tra i dieci e i dodici anni.» concluse poi bisbigliando. Keira guardò furtivamente i due vicini che parlavano, e vide che per fortuna non li avevano ancora notati. I mantelli di lady Dana erano perfetti per portare avanti le missioni senza Normali a fare domande.

«Entriamo.» fece infine Gordon:«Dobbiamo anche aiutare i Normali che troviamo nel percorso, non dovrebbero essere tanti ma non sappiamo come si evolverà la situazione. Conto su di te, per quello.»

Keira annuì, e i due entrarono.

Lì in mezzo faceva sicuramente caldo.

Erano arrivati alle scale per l’ottavo piano. L’aria si era gradualmente appesantita, e solo da quel punto si vedevano le prime nuvole di fumo. I crepitii delle fiamme riempivano il complesso.

«Controlla di avere impostato il mantello su “ignifugo” e poi indossa il respiratore.» disse Gordon.

Keira testò rapidamente il mantello e vide che resisteva bene alle fiamme. Poi prese dallo zaino un involucro in plastica, ne sfilò una mascherina in stoffa sottile e la indossò a coprire naso e bocca. 

Quando entrambi furono pronti, Gordon le fece cenno di andare avanti. Keira salì le scale e, una volta davanti alla porta dell’ottavo piano, l’aprì e si addentrò.

L’interno era circondato da fiamme, che gettavano sulle pareti le ombre delle carcasse degli uffici. Keira aveva già studiato il percorso dalla mappa di Gordon, quindi sapeva che, per salire, la strada più rapida sarebbe stata quella dritta davanti a sé. La ragazza avanzò sperando di non incontrare spiacevoli ostacoli lungo la via: respirare era difficile anche con la maschera, e il mantello certo non poteva fare miracoli, per quanto buono fosse.

Una parte del soffitto crollò alla sua destra. Come si volse a guardare, un’enorme fiammata eruttò dal piano superiore, inondando i corridoi e avvicinandosi pericolosamente verso di lei.

«Come proced-» fece per dire Gordon, avanzando nella sala, ma Keira lo spinse indietro appena in tempo. Alzò il braccio verso la vampata.

Le macerie scricchiolavano sotto i loro piedi.

«Scusa, meno male che mi hai notato.» fece Gordon, avanzando tra le macerie spente. 

Keira scosse la testa:«Quella fiammata era improvvisa anche per me: ti ho spinto via in preda all’istinto, ma non ce ne sarebbe stato bisogno.»

«Hai fatto bene, stupido io che sono andato avanti lo stesso. Ci mandano in coppia apposta, del resto.»

Gordon riprese il tablet e iniziò a guardarsi intorno mentre camminavano. Lo schermo riportava la pianta del piano, e tra le pareti risaltava la striscia blu del percorso che, zigzagando, portava alla rampa di scale per salire ancora.

«Hai fermato il sistema elettrico, giusto?» chiese Keira.

«Sì.» confermò Gordon:«L’ho fatto all’ingresso: il palazzo non riceve più energia da quando siamo entrati.»

«Allora quell’esplosione?…»

«Che possa essere sceso? Ne è cosciente?»

«Non possiamo escluderlo.»

Gordon puntò il tablet verso l’alto, e iniziò a muoverlo in varie direzioni. A un certo punto, l’intero schermo si colorò d’azzurro, e un sonoro ping annunciò la notifica: il Neonato era vicino.

 I due scattarono lungo il percorso, fermandosi solo per allontanare le fiamme e mettere al sicuro eventuali feriti Normali, soprattutto pompieri. Arrivati ai piedi delle scale, un altro ruggito di fiamme percorse la discesa giungendo davanti a loro. Quella volta però furono pronti.

Salirono. L’intero piano era un inferno: lingue di fuoco spuntavano da tutte le parti, e ondate di calore investivano senza sosta i due incappucciati, che avanzavano solo pochi metri per volta.

«Dove?» urlò Keira a Gordon, subito dietro di lei.

«Dritto! Dopo dovremo girare a destra.» rispose lui.

La ragazza continuò ad avanzare con le braccia larghe di lato, per evitare che le fiamme colpissero lei o il suo collega. Svoltò l’angolo su direzione di Gordon, e allora un’altra fiammata tentò di investirla. Ma ancora una volta la vampata si frantumò come un’onda su uno scoglio. Il fuoco si disperse in tutta la corsia. Un altro ping rimbalzò fuori dal tablet, ma Keira lo sapeva già: davanti a lei, a una decina di metri di distanza, il Neonato stava in ginocchio. Sembrava piangere.

La ragazza avanzò verso di lui, con Gordon al seguito. Le fiamme intorno si dispersero e si accalcarono intorno alla cupola creata dalla volontà di Keira. Il bambino alzò gli occhi pieni di speranza, e fece come per avanzare verso la ragazza. Ma in quel momento, dalla sua spalla emerse un altro getto di fiamme, diretto verso i due.

Keira impose entrambe le mani davanti a sé, deviando le fiamme sulle pareti e sul soffitto. Sentì dei rumori di cedimento dalla struttura, ma con la coda dell’occhio vide che Gordon ci stava già lavorando, tentando di tenere assieme le travi metalliche. In ogni caso, era meglio fare in fretta.

«Ehi! Calma, piccolo.» disse, una volta che si fu avvicinata abbastanza:«Va tutto bene. Tranquillo, siamo qui per aiutarti.»

«C-chi siete?» fece il bambino, singhiozzando.

«Siamo ragazzi con i poteri, come te. Vedi?»

Così dicendo, Keira fece comparire una piccola fiamma nel palmo della sua mano. Questa ondeggiò per qualche secondo, poi prese a percorrerle il braccio, arrivando fino al gomito. Il bambino sembrò lasciare gradualmente la paura per la curiosità.

«Siamo qui per rassicurarti.» continuò Keira:«Rilassati, ci siamo noi con te, è tutto sotto controllo…»

«Io non… Non volevo fare tutto questo! Ho fatto del male a delle persone! Papà…»

Il bambino gridò, e un’altra fiamma andò verso Keira, che la deviò formando dei riccioli di fuoco a mezz’aria. Era un colpo debole, incerto.

«Lo so che non volevi.» continuò lei:«Succede spesso, purtroppo. Le persone scoprono i loro poteri in modi diversi, e ogni tanto capita che qualcuno, preso dalla paura, perda il controllo. Mi dispiace davvero che ti sia capitato tutto questo.»

«Io non voglio fare del male!» gridò ancora il ragazzino.

«Ci credo. Vieni con noi, ti aiuteremo a controllare questi poteri. Molto presto anche tu sarai in grado di fare come faccio io, e potrai vivere una vita serena, senza paura che qualcosa del genere accada di nuovo.»

Il bambino tirò su col naso, singhiozzando. I suoi grandi occhi neri fissarono Keira:«Promesso?»

La ragazza sorrise, e gli porse la mano:<<Promesso.»

Il piccolo si rimise in piedi con l’aiuto di Keira, che nel frattempo si era rivolta a Gordon.

«Trovato qualcosa?»

Il collega le fece vedere il tablet: sopra c’era una foto del bambino, con accanto tutte le informazioni personali. Alla casella madre, la scheda riportava “deceduta”.

«Può venire con noi direttamente.» concluse Gordon, sospirando:<<Meglio che richiami la nave, prima che i pompieri risalgano.»

«Aspetta, e per i civili negli altri piani?» chiese Keira.

«Stanno arrivando quelli dell’Acqua, tra qualche minuto spegneranno tutto.»

«Ma qualche minuto…»

«Né io né te siamo pompieri.» tagliò corto Gordon:<<E poi, noi siamo qui per un motivo: non ha senso mettere a rischio la nostra vita, e la sua, quando sappiamo che arriveranno i soccorsi. Ora verso la parete Ovest, l’aeronave arriverà a momenti.»

Keira era ancora riluttante, ma annuì. Guardò i dintorni: le fiamme ancora bruciavano parti del piano. Le disperse con gesti di una mano, mentre il bambino, che la guardava ancora affascinato, le stringeva l’altra. 

Arrivarono presso una vetrata in frantumi. Gordon liberò i frammenti appuntiti rimasti con una saetta, e lì davanti attese fissando l’orizzonte. Dopo un paio di minuti, l’aeromobile era già davanti a loro, vicino al palazzo e con la passerella tesa verso di loro.

«Andiamo.» fece Keira. Il bambino avanzò piano, controllando ogni passo per la paura. Gordon li seguì, tenendoli d’occhio e guardando di tanto in tanto la situazione sottostante, dove un altro camion di pompieri si stava già avvicinando. Sorrise, e alla fine salì anche lui.

A terra, uno dei ragazzi con le tute antincendio vide una piccola aeronave allontanarsi dall’edificio in fiamme e scomparire pochi metri dopo.

«Ehi, che succede? Hai visto quelli dell’Alba?» chiese uno al suo fianco, che sotto la divisa stava mettendo dei bracciali d’armatura.

«Sì.» confermò l’altro:«Sembra sia andato tutto bene. Dovremo dare il benvenuto a un altro piccolo plister, una volta tornati a casa.»